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Vorrei scrivere che per me Elena Ferrante è Elena Ferrante. Punto. E invece non ho resistito alla curiosità di andare scoprire l’identità di questa super scrittrice geniale.

Anche se come lettore, e come scrittore, quello che mi interessa è la sua opera, non riesco a non fare riflessioni su cosa spinge qualcuno a difendere in maniera così forte se stesso usando uno pseudonimo (non per ragioni commerciali).

Io posso parlare per me, perché anch’io nel mio piccolo scrivo sotto pseudonimo. E per quel che mi riguarda, posso dire che trovo rassicurante osservare il mondo da una posizione protetta, senza essere osservato a mia volta. Poi ci si toglie gli occhiali, ci si mette davanti al pc ed è ora di scrivere.

Per me si tratta di libertà: libertà di essere me stesso quando scrivo, senza mettere in discussione il mio rapporto con gli altri.
Tutti abbiamo una dimensione privata e una dimensione sociale, una persona interiore e una persona esteriore e io per esempio ho difficoltà a conciliare questi due me. C’è chi vive con una certa inquietudine il difficile equilibrio tra arte e vita, come racconta Thomas Mann in Tonio Kroger. Si può biasimare una persona per questo? si può biasimare una persona per ciò che è?

Una frase mi ha colpito tra tutte quelle che sono state scritte, ed è del giornalista Scott Timberg di The Salon che ho letto su La Stampa: “Come giornalista di lungo corso, sono intriso dell’idea che rivelare e riportare il vero sia la migliore strada da percorrere, nella convinzione che i lettori sappiano come gestire le notizie”.

Leggendola c’era qualcosa che non mi tornava in questa affermazione. Ci ho riflettuto prima di arrivare alla conclusione che trovo stonato usare la parola verità.

Non riesco a capire di che verità si sta parlando. Si sta parlando di una verità giudiziaria che restituisce giustizia a qualcuno? Si tratta di una notizia che svela un inganno? C’è un motivo di interesse pubblico per cui dobbiamo conoscere questa verità? E adesso che la conosciamo, scriveremo tutti i Natali a Anita Raja per fare gli auguri di buone feste a Elena Ferrante?Andare alla ricerca dell’identità di uno scrittore che si nasconde dietro uno pseudonimo è una trama romanzesca.

Se Carlos Zafon non avesse scritto All’ombra del vento ci farei un pensiero serio a scrivere un racconto e avrei anche il finale.
La mia storia non svelerebbe il mistero per non tradire la misteriosa vertigine di camminare in equilibrio tra essere e apparire.

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