Poniamo che abbiate scritto un racconto. Un racconto breve: 1000/1200 parole. Vi trovate in mano una storia in cui avete onorato climax e anticlimax, o almeno ci avete provato, avete santificato il personaggio, avete tentato di mantenere in vita l’ambiguità, non avete desiderato parole superflue e non avete desiderato lo stile di altri.

Poniamo che tutto questo vi sia, più o meno bene, riuscito. Insomma poniamo che siete venuti a capo della vostra storia. Un racconto breve: 1000/1200 parole etc. etc. E dopo?

Nella sua prefazione alla raccolta Bengodi e altri racconti, George Saunders racconta uno spaccato del mondo editoriale americano. Un racconto accettato dal Quarterly West, che è una rivista letteraria di tutto rispetto, uno venduto alla Northwestern Review, un altro rifiutato dal New Yorker, ma con una bella lettera firmata! Un altro mondo, appunto. E qui da noi?

Qui da noi vi posso parlare di The Freak, che è un fantastico progetto:

Abbiamo deciso di investire le nostre risorse fisiche morali e intellettuali per promuovere talenti emergenti che sono andati in analisi per overdose della parola “talento” affiancata ai loro dati anagrafici e lottano contro l’uso improprio dell’informativa obbligatoria per il trattamento dei dati sensibili dopo aver scoperto le loro foto in pigiama su Google Immagini.
L’obiettivo primario di The Freak è prendere un Neottolemo Saracino qualunque e concedergli la possibilità di poter esprimere la sua arte anche se sua madre non l’ha chiamato Billy Corgan o Chris Martin e non ha deciso di drogarsi come tutti gli altri.

Il  Manifesto completo è spassoso ed è divertente da leggere. The Freak è un vero e proprio progetto culturale, con una casa editrice, con organizzazione di eventi e non solo un web-magazine. Il sito web è accattivante e io sto scrivendo queste righe perché una decina di giorni fa ho inviato una mail chiedendo se erano interessati a valutare un mio racconto. Nel giro di un paio di giorni ho avuto risposta e la mia short story Aimez-vous Brahms? è stata subito pubblicata sul bellissimo sito (continuo a ripeterlo perché mi piace assai) di The Freak.

Di cosa parla il racconto? Ecco l’incipit

È  un’estate strana, dal passo un po’ sfatto che zoppica verso l’autunno. Il caldo soffocante, umido di agosto è solo un ricordo.

La città sembra un plastico: è pulita, ordinata, con le macchine incolonnate, giacche e cravatte in fila per andare al lavoro; studenti agli angoli di strade acciottolate che hanno più anni dei loro trisnonni. Tutti con una destinazione, un posto verso cui andare. Al mattino, col fiume alle spalle, quasi tutto è dovere.

Green is go, red is no” è l’ultima cosa che il taxista gli dice prima di lasciarlo davanti alla stazione di L’Enfant Plaza…(continua)

e se siete curiosi,  cliccate su continua per avere un assaggio dei miei racconti… buona lettura!

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