Oggi per me è un gran giorno. Ho finalmente concluso il mio primo romanzo, ovvero la prima parte di un lavoro pensato in due libri, e inizia la fase che definirei di post-produzione: la scelta della copertina, la preparazione dell’e-book e… last but not least come fare promozione sul web. Sì, perché il mio romanzo non è un fantasy, non è un giallo/noir, non è fantascienza: ho scritto di un pezzo di mondo e spero di averlo raccontato in maniera originale ma penso non sia per niente semplice promuovere il cosiddetto mainstream auto-pubblicato  – e onestamente non credo di avere grandi doti nel farmi auto-promozione 😉 .

Di tutte queste cose però scriverò in un altro post, perché oggi mi preme scrivere di poesia. Perché di poesia? perché è sorprendente quante persone scrivano poesia… o forse non è così sorprendente?

Il paradosso del compleanno

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una di quelle cose apparentemente inutili ma che se osservate da un’angolazione sballata possono far riflettere. Questa cosa che apparentemente non c’entra nulla con la poesia è il paradosso del compleanno, ovvero quella percezione secondo cui trovare due persone che compiono gli anni lo stesso giorno sia improbabile.

Non è per niente improbabile, se solo si riflette sul fatto che un anno ha 365 giorni (366 se è bisestile) e necessariamente il compleanno di ciascuno di noi ricade in uno di questi giorni.

Il paradosso della poesia

Eh già ma cosa c’entra con la poesia?

Un anno fa circa ho pubblicato la mia prima raccolta di poesie – per inciso si intitola Invarianze di Scala e potete leggere qualche recensione su Amazon; il fantastico sito di Storiacontinua l’ha anche adottato qualche mese fa (grazie!). Non ho venduto un numero impressionante di copie – ma del resto non è bello avere l’allure dello scrittore di nicchia? 😉

Ovunque si sente dire che la poesia non vende. Eppure, e qui torniamo al paradosso del compleanno, la cosa più o meno insospettabile è che c’è una marea di insospettabili poeti in giro. Quando ho auto-pubblicato la mia raccolta, la cosa che mi ha colpito di più è stato la quantità di libri di poesia auto-pubblicati.

La domanda non è tanto perché si scrive poesia – c’è qualcosa di tremendamente affascinante nel linguaggio della poesia, usare parole per creare immagini e metafore, farlo svincolandosi dalle regole della prosa – quanto piuttosto: perché se ci sono tanti poeti, si legge poco poesia? La poesia è fatta più per essere scritta che per essere letta?

Le case editrici che pubblicano poesia

Intanto che ci rifletto anch’io su queste domande da massimi sistemi, in modo molto più pragmatico, ci sono case editrici che pubblicano poesia? Per quanto assurda, la risposta è sì.  Con la scontata premessa che difficilmente si riesce ad ottenere una risposta, ecco quali sono le case editrici che pubblicano poesia:

  1. Marcos y Marcos a cui dovete inviare l’opera completa
  2. Giulio Perrone Editore che richiede un estratto della silloge
  3. Donzelli e Lieto Colle che pubblicano solo poesia
  4. La Nave di Teseo

Vi faranno sapere qualcosa, forse, perché il dubbio è che non scommettano su autori emergenti, ma pubblichino poeti che sono già entrati nel circuito letterario. Niente di nuovo sotto il sole. E allora, piuttosto che aspettare per mesi un rifiuto, meglio pianificare un bel progetto di auto-pubblicazione, un po’ più ragionato del mio maldestro tentativo di affidare Invarianze di Scala alle onde del web come un messaggio un bottiglia.

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