La scintilla l’hanno accesa dalle parti di Google con un documento un tantino maschilista che un ingegnere del colosso americano ha scritto e fatto circolare per ricordare che

le donne sono più predisposte verso i sentimenti e l’estetica piuttosto che verso le idee e hanno un interesse più forte per le persone rispetto alle cose, se confrontate con gli uomini

A gettare legno nel fuoco delle discriminazioni del mondo hi-tech, ci ha pensato anche il Guardian in un articolo sulla difficoltà, se sei donna, a trovare collaboratori e investitori.

Immagina:  sei una donna.

Hai una grande idea per una startup, ma hai difficoltà a mettere insieme un gruppo di lavoro. Hai un forte sospetto che nessuno ti prenda sul serio perché sei donna… anche se ancora una volta non ne sei così sicura. Cosa fai?

Inventa un co-fondatore maschio, ovviamente.

E nel mondo della letteratura?

Negli US, il giornalista-statistico Ben Blatt nel suo il libro/saggio Nabokov’s favourite word is mauve ha analizzato la grande letteratura applicando la statistica per mettere a confronto le opere di autori uomini con quelle di autrici donne, proprio per capire se esiste una differenza qualitativa da attribuire al genere dello scrittore.

Per prima cosa Blatt ha analizzato la frequenza dei pronomi “lui” e “lei” scoprendo che  nei libri scritti da donne è pressoché uguale, e di conseguenza la presenza di personaggi maschili e femminili è paritaria. Nei romanzi scritti da uomini, invece, i pronomi maschili la fanno da padroni, con un rapporto di tre a uno. Inoltre, gli uomini descrivono molto più spesso i personaggi femminili con l’aggettivo “perduto”, rispetto a quanto non lo facciano con quelli maschili.

Interessante è anche l’analisi sui cliché. Gli autori che usano meno frasi fatte e modi di dire sono tutte donne: Jane Austen, Edith Wharton, Virginia Woolf, Willa Cather e Veronica Roth. Spesso sono le autrici, nonostante i pregiudizi che si possono avere nei confronti della “letteratura femminile”, ad essere più attente a dettagli come l’utilizzo di frasi fatte e la punteggiatura.

Intanto nel mondo dell’editoria…

Tornando al mondo delle persone in carne e ossa, un annetto fa si era acceso il dibattito su come nei piani alti dell’editoria le donne rimangano una minoranza. Il mondo editoriale ha una componente femminile maggioritaria: ci sono più redattrici che redattori, più traduttrici che traduttori, più uffici stampa donne che uffici stampa uomini, editor donne più che editor uomini. Ma tra chi ha le leve del comando, l’editore nelle piccole case editrici (ah il Guardian…), i direttori generali e gli amministratori delegati in quelle più grandi, le donne continuano ad essere poche.

Ok, ma se ha ragione l'(ex)ingegnere di Google (che per fortuna è stato lincenziato) che le donne sono più portate ai sentimenti e all’estetica, questo fatto non sorprende. Il posto naturale in cui trovare le donne è il mondo della scrittura. Ben Blatt ce lo conferma.

… e in quello letterario

Infatti, un annetto fa, il New Yorker ha pubblicato la lista dei migliori 20 scrittori contemporanei al di sotto dei 40 anni di età. Qui in Italia ci si è lanciati su un’iniziativa analoga e si è proposta la lista dei 50 scrittori italiani, under 40, selezionati da un ristretto gruppo di critici nostrani: Giovanni Pacchiano, Ermanno Paccagnini, Marco Belpoliti, Filippo La Porta, Andrea Cortellessa e Goffredo Fofi. Come ci si poteva aspettare tutti uomini (i critici) e fin qui nessuna sorpresa.

La vera sorpresa arriva scorrendo la lista degli autori/autrici nostrani. Sì perché nonostante le scrittrici, come spiega Blatt, siano in generale più attente alla punteggiatura e ad evitare i cliché, più inclusive del mondo maschile di quando lo sia il mondo femmine nei romanzi degli autori uomini, nonostante le donne siano più in generale portate verso i sentimenti e l’estetica (e in letteratura sappiamo quanto sono importanti), sì, insomma, nonostante tutto ciò… i più menzionati sono tutti uomini.

Ops, ci dev’essere qualcosa che non torna!

 

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