Qualche giorno fa ho scritto un post mettendo in riga una serie di indizi su come il maschilismo sia anche (forse) presente nel mondo letterario.

Il post ha ricevuto un buon numero di letture anche se un solo commento (che però mi ha fatto scoprire il bellissimo blog Orearovescio). In questo commento, Massimo elencando cognomi di scrittori (senza il nome) mi faceva notare che non è questione di genere ma di buona scrittura. Ed effettivamente era l’obiezione più logica che si potesse fare al mio post.

Oggi però, come si suol dire a cadendo a fagiolo, il New York Times pubblica un articolo della scrittrice (ops, autrice) Nicole Krauss, che mi sembra una risposta più completa di quella che ho dato io. Vi traduco qui sotto i brani più significativi.

Sui moduli da compilare ho sempre esitato nel dichiarare la mia occupazione: scrittore o autore? Per anni ho dichiarato il mestiere di scrittore; ora è una questione di umore. Uno scrittore è qualcuno che ha la propria carriera davanti a sé. Un autore è qualcuno che si è già affermato. Lo scrittore  sta percorrendo una strada difficile, incerta; sta sperimentando. Autore invece è un titolo di distinzione, di qualcuno che sa di essere letto. Ora, però, penso che l’onore percepito nella parola “autore” abbia a che fare con la parola “autorevolezza”.

 

Adesso l’autore scriverà una frase banale che non meriterebbe di essere scritta ma poiché in nessun modulo c’è spazio per scriverla, la scriverò qui: Una giovane donna cresce nel mondo sapendo che dovrà lottare per il suo diritto all’autorevolezza, mentre intorno a lei molti altri indosseranno questo diritto senza alcuno sforzo, come un cappotto. Un cappotto costoso, che si abbottona da sinistra a destra, che è anche la direzione in cui gira il mondo.

 

Ovviamente nella vita c’è sempre chi deve combattere più. Dipende dalla famiglia, dal ceto sociale, dalla cultura in cui si è nati. Ma io non ho mai conosciuto una donna a cui sia stata riconosciuta autorevolezza senza che abbia dovuto lottare per guadagnarsela, senza che abbia dovuto aggiustarsi i bottoni perché andassero bene per lei.

 

Di recente si è discusso molto del prezzo che Hillary Clinton ha pagato per essere stata etichettata come donna fredda e ambiziosa e di come critiche di questo tenore alle donne di potere possano essere fatali per la loro carriera. Ma non ho mai sentito una discussione sul tipo di complimenti che le donne di successo ricevono e che possono essere altrettanto frustranti. Come per esempio per le artiste donne, il cui lavoro è molto spesso definito “bello” come se la bellezza fosse il loro attributo più rilevante, ignorando aspetti più importanti come l’originalità o la forza. Qualcosa di bello non è in grado di difendersi da sé, ma può esistere sotto la protezione di chi lo riconosce come tale.

 

I giovani uomini acquistano autorevolezza sulla base di un credito pre-approvato. Ma se sei una giovane donna, nessuno e niente ti garantirà quel credito.

L’articolo intero Do Women Get to Write With Authority? si può leggere sul New York Times.

 

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