I pescibanana

Lo conoscete Un giorno ideale per i pescibanana?

Adesso che ho deciso di parlarvi di racconti, ho subito pensato al racconto di D.J. Salinger, per me il suo miglior racconto.

Quando nel gennaio 1947 (il romanzo Il Giovane Holden sarà pubblicato nel 1951) Salinger propose al New Yorker un racconto intitolato The Bananafish, William Maxwell, fiction editor della rivista, lo accolse con interesse, anche se giudicò il senso della storia incomprensibile.

Il racconto è ambientato in Florida, dove una giovane coppia, i Glass, sta passando le vacanze. La famiglia Glass tornerà poi anche in racconti successivi di D.J. Salinger.

Seymour, il marito, è da poco tornato dal fronte della II Guerra Mondiale e qualcosa in lui sembra essersi rotto. Da una telefonata tra la giovane moglie Muriel e sua madre appare come una persona pericolosa, che non avrebbe dovuto lasciare l’ospedale psichiatrico. Eppure, per quanto stravagante, a poco a poco scopriamo che Seymour è in realtà un amabile giovanotto. Il sospetto che in lui qualcosa non vada emerge per qualche istante, poi dissipa immediatamente. La scrittura di Salinger vola verso il finale: a quel punto l’altalena impazzita tra sospetti e certezze ci sbalza via e non capiamo nemmeno il perché.

Su suggerimento di Maxwell, Salinger si impegnò in un lavoro di riscrittura, aggiungendo la parte iniziale della storia. In frequente consultazione con l’editor Gus Lobrano, Saliger sistemò il racconto più e più volte durante tutto il 1947, rititolandolo A Fine Day for Bananafish. Il 31 gennaio del 1948, esattamente un anno dopo che Salinger aveva presentato il primo manoscritto, il New Yorker lo pubblicò nella versione finale con il titolo A Perfect Day for Bananafish.

Si tratta di un racconto di circa 4000 parole, un tempo di lettura di circa 15 minuti. Per i curiosi, si può leggere (tradotto in italiano) qui: Un giorno ideale per i pescibanana. Oppure nella versione originale qui: A perfect day for bananafish

Leggendolo tradotto, si perdono delle sfumature importanti – come tradurre i giochi di parole? – Nella versione originale c’è un passaggio molto importante per la comprensione dei personaggi e quindi della storia. A metà racconto, quando la scena cambia e dalla camera d’albergo di Muriel si passa sulla spiaggia della Florida, vediamo una bambina (Sybil) e sua madre intenta a spalmarle l’olio solare

– Did you see more glass?”  (chiede Sybil a sua madre)
– Pussycat, stop saying that. It’s driving Mommy absolutely crazy. 

Nella versione tradotta, questo dialogo diventa

– Dov’è l’acchiappatoio?
– Se lo dici ancora una volta, topino, la mamma impazzisce. Diventa matta. Sta’ ferma, su.

Questo scambio di parole tra Sybil e sua madre – la signora Carpenter – è importante perché ci mette di fronte a quanto sia difficile una comunicazione chiara tra i personaggi del racconto. Mentre Sybil si riferisce a Seymour Glass – see more glass – la signora Carpenter capisce letteralmente vedere più vetro e pensa che Sybil sia stupida. Il gioco di parole è intraducibile in italiano e see more glass diventa acchiappatoio.

Il senso è quello di farci capire che Sybil e sua madre parlano due linguaggi diversi: Seymour Glass è una figura che esiste esclusivamente nel mondo della fanciullezza di Sybil, mentre l’interpretazione fonetica vedere più vetro è l’espressione adulta della madre. Questo sfumatura viene persa in parte nella traduzione acchiappatoio, ma tutto sommato il senso generale di due mondi, quello dell’infanzia e quello degli adulti, con linguaggi diversi resiste.

Il dialogo rivela anche che Sybil è estranea al mondo adulto di sua madre, proprio come Seymour. Questa conversazione tra Sybil e sua madre è nettamente diversa dalla conversazione che Sybil avrà con Seymour. Seymour, a differenza della signora Carpenter, capisce Sybil ed è gentile e paziente con lei. In un certo senso, Seymour parla la lingua dell’infanzia.

E il vostro racconto preferito, qual è?

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