Un brav’uomo è difficile da trovare

C’è un bel modo di spiegare cos’è un racconto, e appartiene alla scrittrice americana Flannery O’Connor

C’è chi dice che il racconto sia una delle forme letterarie più difficili, e io mi sono sempre chiesta il perché di questa convinzione, visto che a me pare uno dei modi più spontanei e fondamentali dell’espressione umana. Dopotutto, uno comincia ad ascoltare e a raccontare storie sin da piccolo, senza trovarci nulla di particolarmente complicato. Ho il sospetto che tanti di voi raccontino storie da una vita, eppure eccovi qui seduti, tutti desiderosi di sapere come si fa.

Eh sì, è vero! Flannery O’Connor a lungo non è stata nel mio radar e solo ultimamente l’ho scoperta: Flannery O’Connor, una sfacciata leggenda del sud (degli States, naturalmente) che non lascia indifferenti.

Oltre alla sua simpatica sfacciataggine che trapela dalle sue lettere – è davvero divertente la lettura della raccolta Sola a presidiare la fortezza pubblicata da Einaudi; se Flannery vivesse i nostri tempi sarebbe una star di Twitter – ho scoperto che Flannery era una donna indipendente e progressista, che faceva ciò che diceva, e una scrittrice molto più profonda di quanto non avessi inizialmente pensato.

Ma scriverò di lei in un altro post, se lo merita per il temperamento con cui ha vissuto ed affrontato un destino che non le ha certo fatto sconti. Qui voglio scrivere invece di un suo racconto, del racconto Un brav’uomo è difficile da trovare.

I protagonisti sono il Balordo e la Nonna, i nomi, nel racconto vengono riservati agli altri personaggi, quelli meno importanti Persino gli animali hanno un nome, ma non il Balordo e la Nonna.

La storia… non vi voglio svelare nulla, ma è una storia che – come molti racconti della O’Connor è fatta di personaggi grotteschi, bigotti, razzisti, pervasa da una cruda violenza che non risparmia nessuno – ha ispirato anche Bruce Springsteen – A good man is hard to find. Del resto anche in musica una storia è un modo per dire qualcosa che non può essere detto in nessun altro modo e ci vuole ogni parola nella storia per dire qual è il significato.

C’è una frase importante, alla fine del racconto, che racchiude il senso di tutta la storia e ne dà un significato che olrepassa la violenza che viene messa in scena, ed è la comprensione del Balordo di ciò che è accaduto negli ultimi istanti di vita della Nonna. Il Balordo sembra riconoscere due cose su di lei quando dice che:

Sarebbe stata una buona donna, se quand’era viva le avessero sparato ogni cinque minuti.

Il Balordo comprende perfettamente che la Nonna non è una brava donna, nonostante la convinzione della sua superiorità morale che trasmette definendosi signora

Lei non ucciderebbe una signora, vero?

e tirando in ballo la religione

Se pregasse, Gesù l’aiuterebbe

La Nonna invece è una donna imperfetta e debole e la sua età non le concede alcun diritto al rispetto o alla riverenza – Flannery O’Connor va oltre le convenzioni e l’apparenza.

Però il Balordo riconosce anche che, di fronte alla morte, la Nonna ha la capacità di essere una brava donna. Nei suoi ultimi momenti, rinuncia a quell’aurea di superiorità morale che aveva fermamente sostenuto e abbraccia l’umanità comune del Balordo. Il Balordo osserva questo cambiamento, questo momento di grazia, e sembra capire cosa significhi: se la Nonna avesse potuto vivere la sua vita sotto la minaccia di un pericolo, per così dire, avrebbe potuto acquisire la coscienza e la compassione che le mancavano.

Un po’ come una regina che si ricorda di essere tale quando le viene strappata la corona dalla testa.

Un brav’uomo è difficile da trovare: circa 6000 parole, circa 20 minuti: un racconto breve ma non troppo che potete leggere qui.

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