Che in Italia si legga poco è cosa risaputa. Lo certifica anche l’ultima indagine Istat che 6 italiani su 10 non hanno letto nemmeno un libro nel corso del’ultimo anno.
Quanto turba tutto ciò scrittori e critici letterari? Tanto. Qualche mese fa il critico Alfonso Berardinelli ha scritto sul Foglio:

Negli ultimi vent’anni si sono moltiplicate le scuole di scrittura. La voglia di scrivere ha impregnato la società come mai prima. Mentre il libro da leggere è in declino, trionfa il libro da scrivere, che tutti aspirano a scrivere

Anche lo scrittore Erri De Luca, che di libri ne ha scritti tanti, è intervenuto in questo dibattito con un tweet:

Aspiranti scrittori: cambiate aspirazione, l’acqua è poca e la papera [non galleggia, ndr]

Ma perché tutti questi respingimenti nei confronti degli aspiranti scrittori?

“E’ l’economia, bellezza” mi dice un amico che lavora nell’ambiente – ha iniziato dal basso e fa il commesso in una libreria – “L’aspirante scrittore è come il migrante in cerca di fortuna che mette in discussione i valori della società. E quando i valori in discussione sono il mercato dell’editoria e il ruolo delle case editrici, l’atteggiamento dei salotti letterari non è per niente inclusivo”.

Secondo i principali editori le cause della diminuzione dei lettori sono da imputare – oltre all’onnipresente Internet e alla dannata tecnologia digitale – alla scarsa promozione delle lettura, agli incentivi inadeguati all’acquisto dei libri (la famosa IVA) e al basso livello culturale della popolazione.
Tutto vero, a parte l’ovvia considerazione che criticare il basso livello culturale della popolazione è un indice che gli editori puntano contro se stessi. Sono loro che dovrebbero contribuire all’innalzamento culturale di un paese attraverso la qualità dei libri che producono.

E allora, perché prendersela con gli aspiranti scrittori? perché sono la cartina di tornasole dell’autoreferenzialità del mondo editoriale.

Se è vero, come si dice, che leggere aiuta a fuggire dalla realtà, scrivere comporta abbracciare la realtà. Benvenuto a chi ha voglia di cimentarsi e scontrarsi con le regole della scrittura per raccontare un pezzo di realtà, il proprio.

Parafrasando la grandissima Doris Lessing – che non dissuadeva dalla scrittura ma sosteneva che si impara ad essere uno scrittore migliore scrivendo – potremmo dire che si impara ad essere un lettore migliore scrivendo.

Coltiviamo la voglia di scrivere di tante persone: diventeranno anche dei lettori migliori!

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