Un paio di settimane fa, per motivi che non vi sto a raccontare, ho dovuto prendere un aereo per Portland.
Nel fare il biglietto mi sono reso conto che esistono due Portland negli States. Una è la città più popolosa del Maine, l’altra, la mia destinazione, si trova in Oregon, a sud di Seattle, quasi al confine con il Canada, e, secondo Wikipedia, deve il suo nome proprio alla città del Maine. Non so voi cosa avreste pensato, ma a me questa cosa ha fatto desiderare a tratti di volare nel Maine anziché in Oregon.

Dopo un viaggio di 14 ore, aggiungetene altre nove di fuso orario, sono atterrato a Portland (Oregon) praticamente quasi alla stessa ora a cui sono partito.
Messe indietro le lancette dell’orologio e superata l’immigration nel bellissimo aeroporto ho trovato ben due chioschi di libri che hanno subito attirato la mia attenzione. Entrambi avevano la stessa insegna: Powell’s, che è un po’ come trovare per esempio due Feltrinelli nello stesso aeroporto. Ma la cosa che realmente mi ha incuriosito di quei negozi è stata la scritta che c’era sotto l’insegna: The legendary independent bookstore. Però si stava facendo tardi e così mi sono ripromesso di farci un giro prima di imbarcarmi per il ritorno.

Avevo scoperto che una metro leggera dall’aeroporto porta a downtown. Sono salito, ho preso posto e mi sono sistemato con la valigia – 2 dollari e 50 il biglietto.
Partiti, ho visto sfilare dai finestrini la statale 205, molto verde, alberi altissimi. Ma continuavano a ronzarmi nella testa quelle tre parole: legendary independent bookstore, che stuzzicavano la mia curisiosità su una storia che non conoscevo. Intanto la metro attraversava il Willamette River passando sullo Steel Bridge, un vecchio ponte che una guida considera il più bello della città. E Portland the city of rose annunciavano i cartelli.
Sono sceso in Pioneer Square e ho iniziato a farmi una ragione di quel lungo viaggio. La vista di Starbucks mi ha rincuorato su come tirare fino a dopo cena e non cedere alla tentazione di buttarrmi a letto.

Appena ho messo piede qualche ora dopo dentro Starbucks ho adocchiato subito un tavolino libero vicino alla finestra. con una borsa di tela
Mentre ordinavo un doppio espresso con un paio di click mi connettevo al wi-fi del locale. Mentre tornava a sedermi, ho notato sul tavolino davanti al mio una borsa di tela con libri, gatti e la scritta “Powell’s city of books”.
Di fronte al mio doppio espresso allora ho provato a cercare su Google, Powell’s bookstore.

Non so cosa mi aspettassi di trovare. So dire però quel che non mi aspettavo: una pagina di Wikipedia. Mentre finivo il mio doppio espresso leggevo che Powell’s è la più grande libreria indipendente al mondo oltre ad essere nella top ten delle librerie più belle.
Dal doppio espresso ero passato a un espresso macchiato prima di sbalordirmi davanti ai numeri: 9 sale colorate e più di 3500 sezioni. Un catalogo da oltre un milione di libri, 3000 libri usati acquistati al giorno. E tutto questo a Portland, una città di circa mezzo milione di abitanti. Allora le librerie indipendenti ce la possono fare. Provo a sbirciare anche a un articolo del Guardian con un’intervista alla direttrice secondo la quale il successo di Powell’s non sta solo nelle sue dimensioni:

Non credo che nessun’altra libreria al mondo si avvicini alla nostra. Ma le dimensioni non sono itutto: noi scegliamo i libri migliori. E ogni giorno dobbiamo mettere sugli scaffali al posto di quelli venduti i prossimi migliori libri .

Ecco cos’è Powell’s. Dopo l’espresso macchiato, ho provato anche il blonde espresso, terribilmente dolce e decido che di caffé ne avevo bevuto abbastanza.

Il mattino dopo non sono nemmeno le 9:00 che eccomi davanti a Powell’s Books.
E’ ancora chiuso e faccio il giro dell’edificio. Powell’s è un intero block, un intero isolato. Niente è più appropriato che definirlo The city of books. Mi fermo davanti all’ingresso all’angolo della NW 11th insieme ad altri che pazientemente aspettano che apra.

davIl mattino dopo non sono nemmeno le 9:00 che eccomi davanti a Powell’s Books.
E’ ancora chiuso e faccio il giro dell’edificio. Powell’s è un intero block, un intero isolato. Niente è più appropriato che definirlo The city of books. Mi fermo davanti all’ingresso all’angolo della NW 11th insieme ad altri che pazientemente aspettano che apra.
dav

Dentro è uno spettacolo. Una libreria vissuta dalla città, un caffé con dei tavolini a cui sedersi e, come mi dice una simpatica ragazza del personale, rimanere a leggere tutto il giorno. Un posto accogliente insomma. All’ultimo piano c’è una deliziosa collezione di macchine da scrivere, e guardate in questa fotografia la linea elegante del’Olivetti Lettera 22.

 

Naturalmente non mancano i libri in lingua straniera. Non solo spagnolo, francese, tedesco ma anche russo, arabo. E date un’occhiata alla selezione dei libri in italiano! Elena Ferrante in the original Italian!

 Elena Ferrante in the original Italian!
Elena Ferrante in the original Italian!

Voi non la vorreste una libreria così nella vostra città?

 

Link utili

Powell’s Books

Powell’s Books su Wikipedia

Interview with a Bookstore: Powell’s Books in Portland

Annunci